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Viaggio Attraverso La Toscana Monastica


21 gennaio 2012 ore 22:10   di europe  
Categoria Viaggi e Turismo  -  Letto da 364 persone  -  Visualizzazioni: 727

Attraverso le “Storie di San Benedetto” a Monte Oliveto Maggiore inizia il nostro itinerario.
Alta e solitaria, sul ciglio delle affascinanti Crete senesi, l'abbazia dove si raccolsero i primi monaci della congregazione benedettina di Monte Oliveto ha una struttura fondamentalmente tardogotica, con motivi già rinascimentali e cospicui rimaneggiamenti barocchi. Il fulcro del monastero è il Chiostro Grande a due ordini di loggiati, affrescato dalle “Storie di San Benedetto”, uno dei principali cicli pittorici del Rinascimento.

Otto di queste storie sono opera di Luca Signorelli che le dipinse tra il 1497 e il 1498 con lo stile solenne e la complessità iconografica che poi riproporrà, in forme ancor più mature, nei celebri affreschi del duomo di Orvieto. Altri ventisei episodi furono dipinti dal Sodoma, a partire dal 1505. Contemporaneamente fra Giovanni da Verona, uno dei più stimati intarsiatori in legno dell'epoca, creò per l'abbazia alcune delle sue opere più pregevoli, in particolare il Coro della chiesa.


La decorazione a intarsio ligneo si diffuse nel Quattrocento da Firenze in tutta Italia. Lo sviluppo di questa tecnica, che impiega tasselli di vari legni sagomati e connessi in base ad un disegno preparatorio, è strettamentye legata agli effetti illusionistici della prospettiva pittorica. Fu proprio fra Giovanni da Verona che condusso l'uso veneto di tingere il legno per ottenere una maggiore vivacità cromatica a soluzioni di straordinaria finezza.

L'abbazia cistercense di San Galgano richiama gli austeri principi diffusi da Bernardo di Chiaravalle dal 1112 di rigore ascetico e povertà, in polemica con i ricchi Cluniacensi. La semplicità dei monasteri cistercensi che trova origine nell'abbazia borgognona di Citeaux (Cistercium), nasce mentre il potere temporale della Chiesa si esprimeva in edifici grandiosi e sontuosamente decorati.

Con le sue ampie navate scoperchiate, la facciata incompiuta, le colonne indebolite da mille crepe, l'abbazia cistercense di San Galgano, circondata dalla solitudine della campagna senese, ha la stessa forza di suggestione di un tempio greco, resa ancor più intensa dal potente slancio verso il cielo.
Attorno al 1180 il nobile Galgano Guidotti si ritirò a vita penitenziale sul monte Siepi, fondandovi una piccola chiesa romanica a pianta circolare, con campanile a vela. Dopo la canonizzazione (1185), una comunità cistercense si insediò ai piedi dell'altura. Così nacque il monastero (1224-88) di San Galgano, che in breve acquisì potere e importanza.
La rovina iniziò nel Cinquecento, fino ai crolli (campanile e volte) del XVIII secolo; nel 1789 l'edificio fu sconsacrato e definitivamente abbandonato. Come le altre abbazie cistercensi dell'Italia centrale (per esempio, Fossanove e Casamari), San Galgano presenta strette connessioni con i modelli francesi per l'accentuato verticalismo e per la nitida definizione dei volumi.

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